Io Sono Leggenda

Robert Neville è un brillante scienziato impegnato a far fronte ad un terribile virus creato per errore dagli stessi uomini; lui per qualche oscura ragione ne è immune, ed è l’unico sopravvissuto in quel che resta di New York City e forse del resto della terra. Ma il bello, o il brutto in questo caso, è che non è solo.
Questo è solo un assaggio della trama di ”Io sono leggenda”, film diretto da Francis Lowrence ed interpretato dal sempre straordinario Will Smith , remake de L’ultimo uomo della Terra, del 1964, tratto dal romanzo ”Io sono leggenda” di Richard Matheson.
La mattina, allenamento, colazione, gioco; a mezzogiorno, caccia e raccolto; la notte, sopravvivenza. Questo il day by day del protagonista ”one man sohw”, scandito con lentezza, quasi a voler fare respirare allo spettatore il senso di solitudine, evidente nelle scene in cui il Dott.  Neville rivede alla tv programmi registrati, o alle scene di Shrek imparate a memoria; il tutto supportato da una regia di mestiere e da una scenografia incredibilmente convincente, con New York,una metropoli brulicante di vita, trasformata in città vuota e spettrale, che mette in evidenza ogni movimento possibile.
Solitudine, paura risaputa dell’essere umano, che il protagonista compensa decisamente con la presenza di una co-protagonista speciale, la piccola Sam, un bellissimo cane lupo per il quale Neville nutre un affetto quasi paterno.
Importanti anche le figure dei manichini che Neville posiziona in zone particolari della città, unici ”amici” con cui scambia conversazioni, sempre con la speranza che si rivelino, prima o poi, umani, ed ”esca” per una trappola. Una trappola? Si, una trappola, perché Neville non è solo, ci sono strane ”crature” che la notte prendono il sopravvento, e lo sa sin dall’inizio. Tutta colpa di una cura per il cancro, portatrice in realtà di un virus.
Ed è proprio il contrasto tra scienza e fede che emerge dal film, dalle parole dello stesso Neville: c’è la scienza che è una sorta di Dio moderno, e poi c’è l’antico e tradizionale Dio, al quale spesso la gente in situazioni tragiche si affida, al quale lo scienziato non crede più; ed il film fa interagire tra di loro questi due ”dei”.
Menzione speciale va alle musiche: scene completamente silenziose, prive anche di dialoghi, si contrappongono a scene d’azione, nelle quali però il sottofondo musicale è sempre come sommesso, pacato; e poi, l’album ”Legend”, di Bob Marley. ”Aveva un idea tutta sua: un’idea che potremmo quasi definire da virologo. Lui pensava che si potessero curare il razzismo e l’odio, letteralmente curare, tramite delle iniezioni di musica e amore nella vita delle persone.Un giorno doveva suonare a una manifestazione per la pace. Degli uomini sono andati a casa sua e gli hanno sparato addosso. Due giorni dopo lui è salito sul quel palco, e ha cantato. Qualcuno gli ha chiesto perchè, e lui ha detto: ‘perchè le persone che cercano di far diventare peggiore questo mondo non si concedono un giorno libero, come potrei farlo io?” Un messaggio di speranza, di salvezza: per Robert Neville, forse il suo Dio.
E si, perché nonostante il dott. Neville creda di essere l’unico uomo rimasto vivo, in fondo nutre ancora la speranza che qualcuno ci sia: ”Mi chiamo Robert Neville, sono un sopravvissuto che vive a New York, sto trasmettendo su tutte le frequenze in onde medie, se ci siete, se c’è qualcuno, ti prego, non sei solo…sarò al porto di South Street tutti i giorni, a mezzogiorno…”.
E nutre ancora la speranza di salvare il genere ”umano”: ”Posso salvarvi, posso aiutarvi, posso sistemare tutto”…parole ripetute fino allo sfinimento, ma non ascoltate…
Forse è proprio questo il punto: il mondo dovrebbe essere più silenzioso per riuscire ad ascoltare…per non avere paura…perché forse non tutto è perduto… solo l’umanità può decidere le sorti del mondo…”illumina l’oscurità”…

di Antonia Supino

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